Mi ero preparato alla solita commedia dolceamara sui rapporti familiari, mi sono ritrovato di fronte a un film molto più duro e sincero di quanto mi aspettassi. L’esordio alla regia di Sam Levinson, premiato al Sundance per la sceneggiatura, è un film tutt’altro che semplice, che va affrontato tentnado di dipanandone i vari livelli di lettura. Quando sembra che la storia stia per svoltare verso i toni leggeri della commedia ad equivoci, ecco che arrivano pugni allo stomaco che ribaltano completamente il punto di vista. Alcuni meccanismi narrativi sono banali, molti momenti sembrano tirati via, ma nel complesso il film fa respirare allo spettatore un’atmosfera drammatica che appare abbastanza centrata.
Tra Robert Altman e Festen, un film indipendente che meriterebbe un’occhiata tutt’altro che superficiale. Non perfetto ma vigoroso nel definire caratteri e situazioni, e capace di far recitare al meglio anche attrici non propriamente talentuose come ad esempio secondo me sono Ellen Barkin e Demi Moore.
Nel cast, molto lussuoso, figurano anche la mitica Ellen Burstyn, il “grande vecchio” George Kennedy, Thomas Haden Church, Kate Bosworth e quell’Ezra Miller di cui vi avevo parlato qualche tempo fa, e che con questa prova – dopo quella maiuscola di We Need To Talk About Kevin – si conferma un talento tagliente e “maledetto”.

































