Mad As Hell – La biografia di Paddy Chayefsky.

Il libro di Shaun Considine racconta la vita e l’opera di uno dei più grandi sceneggiatori mai vissuti, personalmente uno dei miei idoli. Eppure non molti conoscono l’opera di Paddy Chayefsky (1923-1981), personalità difficile e controversa come poche ce ne sono state dagli anni ’50 a oggi. All’inizio di quel decennio Chayefsky e pochi altri autori hanno rivoluzionato la TV americana portando una nuova ventata di verità nelle teleplay di quel periodo: Marty ne ha decretato il successo come autore, e quando è diventato un film nel 1955 gli ha regalato il suo primo Oscar (Chayefsky è l’unico scrittore nella storia del cinema ad aver vinto 3 Academy Award come unico autore dello script).

Da quel momento l’opera di Sidney Aaron “Paddy” Chayefsky è diventata un susseguirsi di insuccessi, di polemiche, di frustrazione sia al cinema che a teatro o in TV, alternati però a perle di scrittura che non hanno eguali: The Goddess (La divina, 1958) è un film dalla progressione drammatica incredibile, alcuni testi scritti appositamente per il palcoscenico posseggono una forza dirompente.

Ad inizio anni ’70 la definitiva rinascita, prima con un capolavoro “nascosto” come The Hospital (Anche i dottori ce l’hanno, 1971) e poi con un film immortale, Network (Quinto potere, 1976) di Sidney Lumet. Alla fine di questo decennio però la delusione più devastante, un progetto personalissimo come Altered States (Stati di allucinazione, 1980) prima affidato inutilmente a Arthur Penn e poi devastato da Ken Russell. Un crollo psicologico e fisico a cui è seguita al malattia che ha portato Paddy Chayefsky a spegnersi in un letto d’ospedale nell’agosto del 1981.

La biografia di Considine non è tenera nei confronti di una personalità dispotica, ossessiva per il suo lavoro e molto spesso affetta da grosse crisi depressive. Un uomo che ha sacrificato affetti famigliari e vita privata per eccellere e portare avanti il suo discorso personale, la sua visione del mondo molto spesso cupissima e grottescamente desolata. Se vi interessa scoprire chi era e cosa pensava il genio di Paddy Chayefsky, vi consiglio caldamente di trovare Mad As Hell.

Questo è uno dei momenti più deliranti e magnifici di Quinto potere:

American Rebel – The Life of Clint Eastwood

L’ultimo grande Tycoon classico raccontato dallo specialista Marc Eliot in una biografia precisa e per niente agiografica. Gli inizi difficili, il successo televisivo di Rawhide, poi quello cinematografico dei western con Sergio Leone. La volontà costante e indomabile di controllare i propri progetti, che hanno portato Clint Eastwood dietro la macchina da presa con l’esordio di Brivido nella notte, targato 1971. La chiave principale del racconto di Eliot è quindi la determinazione, che ha portato l’attore/regista al successo spesso anche a spese di chi gli è stato accanto. Una qualità del libro è quella di mettere in risalto con coraggio una personalità fortissima e complessa, egoista e pragmatica, che nel corso della sua carriera ha sacrificato affetti, collaboratori, accordi economici in favore di una visione del tutto personale di cosa significhi essere una star e insieme un cineasta. Clint Eastwood non ne esce come un eroe americano integerrimo: il suo rapporto con le varie donne della sua vita è raccontato in maniera molto schietta e lo tratteggia come un uomo costantemente insoddisfatto, almeno fino a quando non ha incontrato la sua attuale compagna Dina. Soprattutto la parte legata alla relazione con Sondra Locke e alla successiva, dolorosa separazione, mette Eastwood in una luce tutt’altro che positiva. Come spiega molto bene il titolo del libro però il grande fascino della biografia sta nello spiegare come Clint abbia consapevolmente infranto le regole sociali, morali ed econimiche dello Star System hollywoodiano per costruire con pazienza e la giusta dose di cinismo il percorso che voleva seguire, e che lo ha portato a realizzare capolavori come Il texano dagli occhi di ghiaccio, Il cavaliere pallido, Bird, Gli spietati (il mio preferito), Mystic River, Million Dollar Baby, Changeling.

Di solito tendo a non fidarmi dei “biografi specializzati”, ma nel caso di Marc Eliot mi sono ricreduto: lo scrittore ha messo in luce con sottigliezza e dono della sintesi il volto umano – ma non per questo per forza edificante – di uno dei grandi autori del nostro tempo. La figura di Clint Eastwood ne esce come vera, irruenta, bruciata dall’interno da un’ambizione e una fiducia nella propria visione che pochi hanno avuto così grandi.

Per omaggiare Clint Eastwood, non potevo non farvi rivedere il trailer di Unforgiven:

 

Rage and Glory – The Volatile Life and Career of George C. Scott

Ho scelto la biografia del critico teatrale David Sheward per aprire la rubrica dedicata ai libri di cinema perché George C. Scott è senz’altro trai miei cinque attori preferiti, e poi peché è la prima biografia che mi sono letto arrivato qui a New York, quindi almeno per me ha un valore anche simbolico.

Chi conosce un po’ i miei gusti sa che ho cominciato ad amare questo attore incondizionatamente (è il caso di precisarlo…) dopo aver scoperto un capolavoro nascosto come Anche i dottori ce l’hanno (The Hospital, 1971) di Arthur Hiller, film che mi ha aperto le porte anche a un altro grande personaggio quale era Paddy Chayefsky (di lui parleremo in futuro, e molto…).

Se qualcuno di voi ha avuto la fortuna di trovare questa commedia grottesca e nerissima sa che un film del genere andrebbe visto, rivisto e riproposto in TV in continuazione, ma tant’è… Da quel momento comunque ho cominciato a guardare il lavoro di George C. Scott sotto un’altra luce: da Anatomia di un omicidio a Lo spaccone (che duetti con Paul Newman!), da Il dottor Stranamore a Patton – Generale d’acciaio, da Hindenburg a La formula: il talento incontenibile e l’estro smisurato di Scott hanno reso indimenticabili tutti questi film, anche quando alcuni di loro lo meritavano di meno

Nel libro di Sheward scoprierete che la sua vita privata e il suo carattere erano appunto incontenibili quanto il suo talento: bevitore accanito, istinto autodistruttivo come pochi ce ne sono stati, womanizer di una categoria più che discutibile, George C. Scott è stato un uomo e un interprete vulcanico, un personaggio da amare sul grande schermo e da mettere in discussione per altri aspetti.

Rage and Glory è un testo capace di raccontare entrambi gli aspetti di quest’uomo senza valutazioni retoriche o moralistiche, e questo è un pregio notevole. Se volete leggervi dunque la biografia di un grande della storia del cinema la cui arte non sempre viene ricordata come merita, questo è il link di Amazon per acquistarlo.

Per invogliarvi a recuperare Anche i dottori ce l’hanno e Scott vi linko il monologo più importante del film, un momento di cinema e una prova d’attore di valore assoluto: